Intervista "Bici Live" - Dangerzone Trail Solution

Intervista "Bici Live"

Intervista "Bici Live"

14 novembre 2014
http://mountainbike.bicilive.it/news/titolo-mountain-bike-passione-trail-building-vs-burocrazia-intervista-ezio-cattani/
di Marco Angeletti

Nel nostro viaggio tra i trail builder professionisti, siamo andati a trovare Ezio Cattani del Paganella Bike Park – Danger Zone

Ezio è un uomo senza peli sulla lingua, dice le cose che pensa senza troppi giri di parole e mi è piaciuto subito per questo. Quello che ci racconterà rispecchia la situazione in cui versano molte località in Italia.
Le sue riflessioni e i suoi punti di vista si avvicinano molto alle mie idee, per questo ci siamo trovati in sintonia dal primo momento.

Io gli auguro un grande in bocca al lupo per il futuro e vi lascio leggere quello che ha da dirci. Vai Ezio!

Ciao a tutti i lettori di BiciLive.it , sono Ezio Cattani e mi occupo del Paganella Bike Park, del Dolomiti Paganella Bike, di Danger Zone e di alcune altre attività non relative alla bike (non necessariamente in quest’ordine).
In tutto questo la mia attività principale (intesa come ore dedicate ad essa) degli ultimi 5 anni è senz’altro il trail building ed il trail care, sia su sentieri per mountain bike che su sentieri pedonali.

La mountain bike, amore o infatuazione?

I primi approcci con il “downhill” risalgono agli anni 90-91, quando con una semplice mountain bike, assieme ad un amico, per un paio d’estati pedalavamo e spingevamo la bici in montagna con il solo scopo di scendere. Poi ho abbandonato tutto fino al 2007, quando, quasi casualmente, naque l’idea di praticare uno sport che non mi costringesse a continue trasferte di centinaia di km (all’epoca correvo in macchina ed in moto) e che contribuisse ad un “miglioramento aerobico”.
E’ qui che ho iniziato a praticare un po’ di “downhill – freeride”, e, nonostante un infortunio abbastanza grave proprio alle prime uscite, il downhill mi è entrato dentro ed è diventato l’unico sport che ho continuato a praticare (sempre che non vogliamo considerare il trailbuilding uno sport!).

Quando è nata l’idea del bike park?

È nata contestualmente alla pratica, fin da subito. Nel 2007 ci si dedicava soprattutto, e con un po’ più di attenzione, alla sistemazione di sentieri esistenti e che erano in totale stato di abbandono. Ma probabilmente il trail building era proprio nel mio DNA, visto il mio “background familiare” (cave, movimento terra, strade)… a 5 o 6 anni ero già su uno scavatore, e lo usavo meglio della bici!
Nel 2008 ci sono stati i primi contatti per un progetto di “bike park”; gli entusiasmi iniziali si sono subito scontrati con lo scetticismo dei nostri interlocutori e da lì nacque l’idea di organizzare una gara, credendo che questo potesse smuovere un po’ le acque e far capire meglio di cosa si stesse parlando.
Così nel 2009 viene organizzata la Superenduro di Andalo; ciò nonostante nulla si mosse, ma noi non ci perdemmo d’animo e continuammo a presentare progetti a più riprese e a differenti interlocutori, senza mai ottenere risposte positive. Proprio nel momento in cui ormai avevamo deciso di abbandonare il progetto (fine del 2010), arriva una telefonata, quella del Sindaco di Fai della Paganella, interessato al progetto del Paganella Bike Park.
Da lì a poco partimmo con i lavori e a Giugno 2011 il Paganella Bike Park era aperto al pubblico. Negli anni abbiamo organizzato alcune gare di downhill, allestito un noleggio di mountain bike, un servizio di maestri/accompagnatori e corsi, e abbiamo lavorato veramente tanto ai tracciati, tant’è che oggi gli stessi sono radicalmente diversi da quelli di 3 anni fa.
Sono stati anni molto duri, anche dopo la partenza del bike park a più riprese si sono manifestate occasioni in cui si voleva mollare tutto: i problemi burocratici e quelli economici (il bike park è stato finanziato privatamente) stavano “uccidendo” qualsiasi entusiasmo.

E poi?

E’ stata fatta anche la stagione 2013. Molto contenuta, senza organizzare gare e ipotizzando a più riprese l’abbandono del progetto e la chiusura del bike park.
Poi a fine 2013 un significativo cambio di rotta dato dalla garanzia del Comune di Fai e dell’ APT di dare supporto per la gara di downhill del circuito Gravitalia 2014.
Nel mentre erano “scaturite” delle novità dal punto di vista legislativo, che ci hanno permesso un riconoscimento ufficiale (anche se c’è molta strada da percorrere per fare chiarezza sull’argomento) e di far partire il progetto Dolomiti Paganella Bike. Quest’ultimo è un progetto di ampio respiro, in quanto va a coprire un target molto vasto d’utenza dedicato a vari tipi di escursione in mountain bike, partendo dal family per arrivare all’enduro. Il progetto è ancora in fase di sviluppo e, dopo aver mappato i percorsi, disposto una segnaletica specifica e aver prodotto una cartina dedicata,  per il 2015 c’è l’intenzione di sviluppare vari servizi: da un unico sito internet per la gestione di tutte le informazioni alle tracce GPS scaricabili, dal booking online al servizio di noleggio ed accompagnamento,+ e tanto altro.
Tutto sarà coordinato dall’Azienda di Promozione Turistica Dolomiti Paganella con il supporto dei Comuni aderenti.
Purtroppo dobbiamo confrontarci con un periodo in cui la crisi economica taglia ogni tipo di risorsa, pertanto spesso siamo costretti a “navigare a vista” e a trovare le risorse per ogni piccola attività, disperdendo a nostra volta tempo e risorse,  ritardando di molto lo sviluppo del progetto, che è sicuramente ambizioso e sta andando avanti, grazie proprio al supporto locale (APT, Comuni, Società Impianti ed altri operatori coinvolti).

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Quanto ha influito la burocrazia?

Burocrazia, autorizzazioni e budget sono i primi ostacoli che si incontrano nella realizzazione di qualsiasi progetto in Italia. Ho spesso letto commenti, anche di autorevoli trail builder, che criticano la realtà Italiana e c’è un passaggio interessante di Tom “Pro” che fa una critica aperta alla “non realizzazione di tracciati facili” nella intervista rilasciata a BiciLive.it
Critica ampiamente condivisa dal sottoscritto, ma un po’ meno le motivazioni, dato che, secondo me, in questo passaggio viene dimenticato un fattore fondamentale: senza autorizzazioni (ed un chiaro iter che permetta di avere le autorizzazioni) ed il giusto budget, non è possibile realizzare nessun trail, anche con la consulenza dei migliori trail builder. Tante volte mi sono sentito dire “perché non realizzate una linea facile nel Paganella Bike Park?” oppure “perché non realizzate una linea come la A-line?”
Nel nostro progetto iniziale (datato 2008), il punto fondamentale era proprio la realizzazione di tracciati facili, che permettessero il coinvolgimento di tutte le fasce di biker; purtroppo non è stato possibile, vuoi per morfologia del terreno (il progetto iniziale prevedeva la maggior parte dei tracciati sul versante di Andalo), vuoi per la mancanza di autorizzazioni (fino a circa 1 anno fa non era possibile nemmeno presentare una domanda per la realizzazione di un trail che prevedesse movimentazione terra di un certo rilievo) o per la mancanza di budget.
Non si tratta di una “mancanza” di visione del progetto o di mancanza esperienza nella progettazione e nella realizzazione dei tracciati, è soprattutto una mancanza dovuta all’impossibilità di realizzare i trail, a causa di “budget ed autorizzazioni”!

Quali sono le problematiche maggiori che avete riscontrato in questi anni?

La mancanza di un supporto economico da parte di qualsiasi Ente e la mancanza di chiarezza legislativa (ora finalmente in fase di risoluzione).
Purtroppo i bike park sono delle attività che non riescono a generare un’autosufficienza economica, situazione dimostrata da tanti casi in Italia e all’estero. I bike park (peraltro termine abusato, che a mio avviso ha perso la sua identità) possono creare importanti indotti per il territorio, ma necessitano di investimenti altrettanto importanti, studiati e strutturati.
Purtroppo, come si è visto in molte occasioni, i bike park (ed il mountainbiking in generale) sono stati scambiati un po’ come una panacea per i problemi del turismo estivo, con tante località che vogliono “vendere” senza investire in infrastrutture e servizi, oppure investono, ma senza cognizione di causa.
I prossimi anni saranno sicuramente strategici, con tantissime località che si affacceranno sul mondo “bike park”, ma non tutte sopravvivranno.

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Organizzate gare ed eventi?

Oltre alla già citata gara di Andalo, abbiamo organizzato o co-organizzato ben cinque gare di downhill e quest’anno abbiamo avuto in programma la sesta DH Danger Zone (4# Round Gravitalia).

E giornate di promozione dei sentieri?

Sì, e a più riprese, abbiamo tentato di organizzare dei “trail days” volti alla sistemazione dei sentieri escursionistici pedonali e/o per le mountain bike (non su quelli del bike park, che hanno bisogno di una manutenzione “specialistica”); ma al momento non siamo ancora riusciti nell’intento. Questo perché, secondo noi, manca ancora una base culturale (non solo tra i locals, ma in tutta Italia, ndr) ed una certa consapevolezza nelle potenzialità della location. Ma sono fiducioso e, un giorno, arriveremo anche a questo. Nel bike park invece abbiamo organizzato corsi di mountainbike e durante l’estate 2013 anche delle giornate gratuite per i giovanissimi (attraverso un’associazione locale), che volevano approcciare il mondo della mountainbike anche gravity, cosa che vogliamo replicare per la stagione 2015, abbracciando anche altri target.

Social network e comunicazione, come vi muovete?

Come un po’ tutti, utilizziamo i social network gratuiti come facebook. Facciamo anche uso di strumenti non gratuiti come google adwords e pubbicità su facebook. Questo perché, sicuramente, internet ed i social sono una pedina fondamentale nel successo di un bike park. Spesso però molta gente si concentra troppo sui social e poco sui trail, prediligendo i primi (e la pubblicità) al trailbuilding e ai servizi.
Sul piano della comunicazione stiamo cercando di portare avanti un discorso di cultura della mountainbike basato sul leitmotiv “Share The Trail – Tolerance”, che vedrà coinvolti bikers ed hikers, cercando di ricordare ai primi che saranno le loro azioni il fondamentale strumento di successo per far apprezzare il nostro sport.

Il futuro è nei giovani: progetti in atto?

Abbiamo dei progetti riguardo allo sviluppo di un vivaio locale e alla costituzione di una scuola ad hoc, ma purtroppo non potranno essere sviluppati a breve, in quanto per farlo è necessario il supporto delle istituzioni locali e una presenza di persone motivate, disposte a sacrificare il proprio tempo libero a favore di terzi.
Invece, con maggiori probabilità di realizzazione a breve, ci piacerebbe individuare una “crew” giovane che possa occuparsi della gestione del “Paganella Bike Park” (gestione degli eventi ma anche del “day by day”), perché sono convinto che le “menti fresche”, le idee nuove, la dialettica da social e la voglia di mettersi in gioco, ma soprattutto la propositività dei giovani siano gli ingredienti fondamentali per il successo del bike park.

Il bike park è un’alternativa sportiva per i giovani locals?

Al momento no, anche perché mancano proprio dei “giovani locals” che pratichino la mountainbike, specie gravity. Abbiamo in serbo delle attività al riguardo, attività che sono inserite nel progetto che stiamo portando avanti da qualche anno e che speriamo prenda il largo nel prossimo futuro a breve termine.

Progetti per il futuro?

Creare un gruppo di lavoro, che vede coinvolti i “gestori” dei bike park Trentini, per condividere esperienze e criticità.
Cosa che, sotto certi aspetti, abbiamo già avviato.

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